Quando c’è un evento sul tuo calendario i giorni che lo precedono sono pura frenesia. Più ti avvicini alla data e più i giri diventano frenetici.
Un vortice di cose da sistemare, di telefonate, di mail che partono con “scusa se insisto ma…”, di to do list da completare, di dettagli da non dimenticare. Mano a mano che ci si avvicina a quel giorno fatidico la tensione sale, c’è quella buona e quella meno buona.
Poi arriva quel giorno: adrenalina, concentrazione, soluzioni trovate al volo, sguardi d’intesa, cose che funzionano, altre che devi salvare in corsa. Viaggi in una sorta di trance lucida, dove il tempo all’inizio sembra non passare mai e poi sembra invece essere svanito di colpo.
Perché quando arriva quel “poi“, tutto è già finito.
E quando finisce arriva la sensazione di potere finalmente mollare quei remi che hai fatto andare a mille.
Ti fermi, cominci a ripercorrere la giornata o quelle poche ore, ti rendi conto che sì, qualcosa poteva venire meglio, ma molto è andato alla grande e che da tutto vengono fuori insegnamenti super grandi. Scopri che ci sono delle persone che sono risorse e se ricevi i sorrisi di chi ha partecipato, alla fine contano solo quelli. Anche se alcune cose le hai dovute raddrizzare in corsa.
E in quel momento di giri abbassati sei felice, con addosso quella stanchezza buona che arriva quando sai di avere dato il massimo e di avere fatto bene.

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