Comunicati stampa generati dall’AI, quando il giornalista diventa giornalaio 

Mi è arrivato un comunicato stampa. Firmato da un collega. E fin qui, tutto normale. Ne ricevo a decine tutti i giorni. Però questo, già a prima vista, aveva qualcosa che non andava. Intanto era pieno zeppo di icone, poi veniva fatto un uso di bold a dir poco eccessivo. Ho fatto due più due e non sapevo se ridere o piangere. 

Ora, sia chiaro, io ho detto più volte che utilizzo l’AI per supporto al mio lavoro quotidiano, e sarebbe folle non farlo e non conoscere questo mezzo. 

Ma c’è una  differenza sostanziale tra usare l’AI a supporto del proprio lavoro e delegare interamente la propria professionalità, se di quella professionalità ci vantiamo sbandierando un tesserino.

Il giornalismo, sia se si parla di articoli che di comunicati stampa, è fatto di scelte, visione, etica, e queste cose ChatGPT non ce le ha. Tocca a noi sfruttare magari un suggerimento, che ci permetta di arrivare fino alla fine. 

Se chi come me si occupa di informazione, non si prende la responsabilità delle parole che presenta a tutti come farina del proprio sacco, allora abbiamo gettato la spugna già in partenza e diventa ingestibile ogni eventuale preoccupazione riferita a macchine che un giorno potrebbero sostituirci nel lavoro di cui andiamo tanto orgogliosi. 

Mari