Ho scoperto che una scadenza può avere significati molto diversi a seconda di chi la guarda.
Per me, se un progetto deve essere consegnato venerdì alle 18, significa che entro venerdì alle 18 quel progetto deve essere finito. Se ci riesco però lo consegno anche prima, così mi levo il pensiero, come si dice da queste parti.
Per me è organizzazione del lavoro, naturalmente prendendosi il tempo necessario per farlo bene, prevedendo revisioni, modifiche e imprevisti. Quindi, se mercoledì quel file è già pronto, vuol dire che non ci sono arrivata con l’acqua alla gola e siamo tutti felici.
Poi c’è un’altra interpretazione della scadenza. Quella secondo cui venerdì alle 18 non è il momento in cui il lavoro deve essere pronto, ma il momento fino al quale si può continuare a modificarlo. Cosa vuol dire questo in soldoni? Che se sono le 17:50, c’è ancora tempo per fare le modifiche.
Un attacco diverso al comunicato stampa.
Una chiusura che forse funzionerebbe meglio così, perché l’idea è arrivata proprio adesso.
Una frase da spostare.
Una grafica da rivedere.
Un dettaglio che, pensandoci bene, potremmo modificare.
Tanto, a rifare tutti gli esecutivi, sistemare i file, ricontrollare, riscrivere e soprattutto contattare le persone che aspettano te, che ci vuole? La risposta la conosciamo tutti: non ci vuole niente.
Questa cosa l’ho vissuta parecchio nelle ultime settimane e, come sempre, cerco di portarmi a casa almeno un insegnamento.
Per anni, nei preventivi di Karma Communication, ho evitato di inserire quella famosa clausola che, detta senza troppi giri di parole, suona più o meno così: “Nel progetto sono compresi due o tre giri di modifiche. Quelli successivi li paghi.” Non mi piaceva, mi sembrava proprio che suonasse male, del resto il buon senso e una buona gestione del rapporto cliente agenzia funzionava, quasi sempre.
Mettere dei confini non significa essere meno disponibili. Significa semplicemente stabilire dove finisce il lavoro concordato e dove ne comincia un altro.
Quindi tra le due visioni, io preferisco sempre quella in cui una scadenza è il punto di arrivo di un processo, non il limite entro il quale cambiare idea all’infinito.
Subendo si impara.
E voi, avete suggerimenti per sopravvivere anche a questo tema?

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