Ho preso l’influenza e per farmela passare mi sono data al paracetamolo. Ma prima di prenderlo, tirandolo fuori dalla scatola immacolata, ho steso quel piccolo ed enigmatico foglietto che tutti conosciamo come bugiardino. L’ho letto, o almeno ci ho provato, e mi sono chiesta: ma chi lo fa, come lo fa? E mentre cercavo di rimetterlo, inutilmente, nella scatola – impresa che richiederebbe un master in origami – mi sono fatta alcune domande, proprio come era successo per il formato dell’A4. Chi si occupa di impaginarlo? Chi fa la revisione di quei testi minuscoli e fittissimi? E soprattutto: perché si chiama proprio bugiardino?
Ho scoperto che il suo nome deriva proprio dalla parola “bugia”, perché se da un lato si pensa fare riferimento a pubblicazioni più grandi che in Toscana si chiamavano proprio bugiardo, sembra invece che in questo foglio di carta ci fossero cose non dette, bugie bianche, mettiamola così, per non allarmare chi usava le pastiglie contenute nella scatola.
Veniamo all’impaginazione. È una follia totale, un testo lungo, tecnico, e dettagliatissimo che deve essere inserito in un foglio microscopico, usando caratteri così piccoli da mettere in crisi qualunque tipografia. Chi si occupa di questo lavoro deve condensare un mare di informazioni, rispettando le leggi del mondo farmaceutico, facendo i conti con la leggibilità, i margini di errore possono essere pari a zero.
Mi sono immaginata quindi il correttore di bozze, e ho avuto per lui o lei un moto di tenerezza, eroi invisibili che oggi possono contare anche sull’intelligenza artificiale, che comunque va sempre controllata e non può essere considerata affidabile al 100%.
E veniamo a quel momento in cui, dopo averlo letto, bisogna riporre il bugiardino nella scatola. Sapete già che le condizioni iniziali sono impossibili da replicare. Le pieghe sono folli e sembrano non avere un senso, sopratutto dopo avere letto. Per fare la piegatura sembra che esistano delle macchine speciali, per una piegatura dalla precisione millimetrica. Quelle pieghe consentono di risparmiare spazio, ma per noi sono una piccola tortura di carta.
Insomma, anche qui c’è un mondo fatto di precisione, pazienza, responsabilità e forse anche cattiveria, sì.

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