A che mi serve un portfolio nel 2026, se ho i social?

Il titolo riporta esattamente la domanda che mi ha posto una persona qualche settimana fa.

Le avevo appena fatto vedere il portfolio di Karma Communication, che aggiorniamo periodicamente, scegliendo cosa inserire e cosa togliere, in base a quello che racconta meglio chi siamo oggi.

Ecco, il punto è proprio questo: il portfolio serve ancora, eccome.
Anche se aggiorni LinkedIn con precisione chirurgica e ogni giorno usi i social per raccontare il tuo lavoro. 

Una cosa non è il portfolio: un grande contenitore in cui buttare dentro tutto quello che si è fatto. È uno spazio da riempire scegliendo esattamente cosa mettere e dove metterlo, per mostrare quello che vuoi gli altri vedano davvero. 

Perché anche se nella tua storia lavorativa hai seguito mille progetti, devi saper scegliere quelli che parlano davvero di te, del tuo metodo, del tuo approccio… il resto non serve se non a fare confusione. In siciliano c’è un detto bellissimo “fudda e malavinnita” (a disposizione per le traduzioni). 

Chi legge il portfolio cerca di capire come ragioni e per questo, insieme alle belle immagini, ci vanno anche due o tre parole di contesto. È un modo che rende trasparente la tua capacità di organizzazione e di racconto, dando valore a quello che fai. 

Quindi sì, secondo me il portfolio, ancora oggi, dice molto di più di qualunque social. E, ovviamente, a domanda ho risposto così: Assolutamente sì!